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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Biologia della cellula endometriosica
F. MINICI
1
, F. TIBERI
2
, F. MICELI
1
, A. TROPEA
1
, M. ORLANDO
1
, M.F. GANGALE
1
, A. BOMPIANI
2
,
S. CAMPO
1
, A. LANZONE
1
, R. APA
1
,
L'endometriosi è una malattia ginecologica benigna
estrogeno-dipendente che colpisce circa il 10% delle
donne in età riproduttiva, caratterizzata dalla presenza
di tessuto endometriale (ghiandole e stroma) al di fuori
della cavità uterina ed associata a dolore pelvico, disme-
norrea ed infertilità. Secondo l'ipotesi di Sampson (1)
cellule endometriali desquamate vengono trasportate
verso la cavità peritoneale attraverso le tube da una
mestruazione retrograda. Dopo l'adesione, le cellule
endometriali proliferano e inducono una risposta
infiammatoria nella cavità peritoneale. La discrepanza
tra il frequente reperimento di cellule mestruali desqua-
mate in cavità peritoneale che suggeriscono un caratte-
re para-fisiologico del fenomeno di mestruazione retro-
grada e l'effettiva incidenza di endometriosi sintomati-
ca, implica il coinvolgimento di altri fattori predispo-
nenti nella patogenesi della malattia. Un possibile ruolo
favorente è stato suggerito per i seguenti fattori: predi-
sposizione genetica; alterazioni immunitarie permissive
per l'impianto ectopico dell'endometrio e/o in grado di
amplificare la risposta infiammatoria peritoneale;
ambiente ormonale favorente la crescita tissutale; alte-
razioni anatomiche e/o discinetiche del tratto utero-
tubarico. Tuttavia nonostante le numerose ricerche cli-
niche e sperimentali, la patogenesi dell'endometriosi
rimane ancora controversa, in particolare per quanto
riguarda la compromissione della fertilità in pazienti
con endometriosi lieve e moderata, in assenza quindi di
alterazioni meccaniche del tratto riproduttivo.
Alla peculiarità della composizione del fluido peri-
toneale e al diverso comportamento biologico dell'en-
dometrio eutopico delle pazienti con endometriosi, è
stata fin ora imputata la responsabilità del ridotto out-
come riproduttivo di queste pazienti; su tali problema-
tiche si sono concentrati gli studi con risultati purtrop-
po ancora controversi.
Lo sviluppo di endometriosi presuppone che stro-
ma ed epitelio endometriale aderiscano, s'impiantino,
sopravvivano e crescano su superficie ovarica e/o peri-
toneo. La possibilità che un tessuto vada incontro a
questi fenomeni al di fuori del suo habitat deve neces-
sariamente trovare la complicità dei fattori favorenti
già citati, ma nella fisiopatologia dello sviluppo dell'en-
dometriosi non va sottovalutato il ruolo rilevante gio-
cato dall'endometrio eutopico.
L'endometrio eutopico delle pazienti con endome-
triosi è caratterizzato da un'aumentata attività prolife-
rativa ed angiogenetica (2, 3, 4, 5), e da numerosi cam-
biamenti immunologici e funzionali. Tra questi citiamo
la presenza di anticorpi verso specifici antigeni endo-
metriali (6), l'aumentata secrezione di IL-6 da parte
delle cellule stromali (7), la marcata infiltrazione leuco-
citaria (8) e l'aumentata espressione della monocyte
chemotactic protein-1 (MCP-1) che potrebbe essere
coinvolta nel considerevole reclutamento di monociti e
macrofagi nella cavità endometriale (9, 10). Numerose
peculiarità funzionali, simili a quelle delle cellule endo-
metriosiche, caratterizzano l'endometrio eutopico di
tali pazienti. Le più rappresentative tra queste sono: la
capacità di esprimere l'aromatasi, l'enzima che catalizza
la produzione di estradiolo a partire dall'androgeno
(11) e l'aumentata espressione di cicloossigenasi
(COX)-2 con il conseguente incremento nella produzio-
ne di prostaglandine (PGs). Alcuni autori hanno suggeri-
to che PGs ed estrogeni possano essere coinvolti in una
sorta di feed-back positivo; infatti, gli estrogeni stimola-
no l'attività della COX-2 e la PGE2 da essa prodotta a
sua volta indurrebbe l'espressione dell'aromatasi attra-
verso un'azione paracrina (12, 13).
Inoltre l'endometrio eutopico mostra una minore
tendenza all'apoptosi spontanea e una minore suscettibi-
lità all'apoptosi indotta dai macrofagi attivati (14, 15),
nonché un differente pattern d'espressione di alcune
importanti molecole di superficie quali l'integrina 3
(molecola di adesione coinvolta nell'impianto) (16) e
sICAM (implicata nell'attività delle NK) (17).
Le donne con endometriosi sono caratterizzate dal-
l'alterazione di alcuni parametri immunologici. Per
quanto riguarda l'immunità cellulo-mediata, alcuni
Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
1
Divisione di Fisiopatologia della Riproduzione Umana,
2
Istituto Scientifico Internazionale Paoli VI
© Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma
308
autori hanno dimostrato la presenza di un aumentato
numero di macrofagi attivati e linfociti a livello perito-
neale (18, 19); difetti nell'attività delle NK potrebbero
essere responsabili della mancata clearance di cellule
endometriali (20). Inoltre anomalie funzionali sono
anche state riscontrate nella produzione anticorpale dei
linfociti B (21, 22) e un incremento del rapporto tra
linfociti T helper/ T suppressor è stato descritto da alcu-
ni autori già venti anni fa (5, 23).
Il fluido peritoneale delle donne con endometriosi
contiene un cospicuo numero di macrofagi attivati e di
altre cellule immuni che secernono vari prodotti locali,
come fattori di crescita e citochine. Un ruolo primario è
stato attribuito a numerose citochine contenute nel flui-
do peritoneale come l'interleuchina (IL)-6, l'IL-8 e il
tumor necrosis factor (TNF)-alfa, prodotte non solo
dalle cellule immuni, ma anche dalle cellule endometrio-
siche degli espianti ectopici, sotto specifici stimoli. Le
citochine sono sostanze proteiche che giocano un ruolo
centrale nella regolazione di proliferazione, attivazione,
chemiotassi e morfogenesi cellulare (24). Il fluido perito-
neale delle pazienti con endometriosi è in grado di com-
promettere il processo ovulatorio, la funzione spermati-
ca e l'interazione dei gameti, nonché lo sviluppo embrio-
nale di topo in vitro (25, 26, 27, 28, 29).
Le cellule endometriosiche degli espianti ectopici
esprimono pressoché tutte le alterazioni descritte per
l'endometrio eutopico; tuttavia queste caratteristiche
risultano amplificate per l'influenza dei fattori sopra
descritti. Le sostanze presenti a livello peritoneale,
infatti, inducono nella cellula l'alterata espressione di
numerose molecole, tra cui metalloproteinasi e loro
inibitori (30), e anomalie nell'equilibrio PA/PAI (31),
un sistema di proteasi coinvolte nel rimodellamento
tissutale e nell'invasività. Il tessuto endometriosico
ectopico presenta inoltre un'aumentata attività prolife-
rativa ed angiogenetica ed un'incrementata attività del-
l'aromatasi rispetto all'endometrio eutopico, risultante
in un'estrogenizzazione locale in grado di auto-amplifi-
carsi sia per il già descritto meccanismo di feed-back
con il sistema prostaglandinico sia grazie alla ridotta
degradazione del 17-beta-estradiolo a causa della defi-
ciente espressione della 17-beta- idrossisteroide-dei-
drogenasi (32).
Ruolo dell'endometrio eutopico
nel ridotto outcome riproduttivo
Numerosi studi suggeriscono un ruolo centrale del-
l'endometrio eutopico sulla patogenesi dell'infertilità in
pazienti con endometriosi. L'endometrio di donne con
endometriosi presenta, infatti, una deficitaria presenza
di molecole di adesione importanti per l'impianto (15),
nonché un'aberrante espressione genica e un alterato
pattern proteico relativi ad una serie di fattori coinvolti
nel cross-talk tra blastocisti ed endometrio durante la
finestra dell'impianto come dimostrato da recenti studi
che si avvalgono di metodiche quali microarray ed analisi
proteomica (33, 34).
Nel nostro studio abbiamo valutato l'effettiva capa-
cità di questo tessuto di andare incontro al processo di
decidualizzazione. Questo fondamentale processo fa
parte del complesso meccanismo dell'impianto in cui è
richiesta la presenza di un embrione in grado di indurre
le adeguate modifiche nell'endometrio e di un tessuto
Biologia della cellula endometriosica
309
Fig. 1 - Decidualizzazione in vitro basale (BASALE), in presenza
di fluido peritoneale di pazienti con endometriosi (FP-E) e di
fluido peritoneale di controllo (FP-CTR). Le concentrazioni di
prolattina (PRL) sono espresse come percentuale dei valori
misurati al giorno 3 ([PRL]) al giorno 3 = 100%). Significatività
rispetto al fluido peritoneale di controllo: ** p < 0,01.
Fig. 2 - Decidualizzazione in vitro basale (BASALE), in presenza
di fluido peritoneale di pazienti con endometriosi (FP-E) e di
fluido peritoneale di controllo (FP-CTR) al giorno 3, 6, 9 e 12. Le
concentrazione di prolattina (PRL) per ciascun giorno sono
espresse come percentuale dei valori misurati nella decidualiz-
zazione basale ([PRL] basale = 100%). Significatività rispetto
alla decidualizzazione in vitro basale: * p < 0,05; ** p < 0,01.
endometriale pronto a ricevere tali segnali. La decidualiz-
zazione delle cellule stromali endometriali (ESC) è un
complesso processo differenziativo caratterizzato da
modifiche morfologiche e funzionali prevalentemente
sotto l'influenza del progesterone durante la fase secreti-
va del ciclo mestruale e di una serie di sostanze che agi-
scono in maniera autocrina e paracrina sulle cellule pre-
deciduali al fine di ottenere il successo dell'impianto.
Il nostro intento è stato quello di voler comprende-
re meglio quanta parte della ridotta recettività endo-
metriale sia dovuta effettivamente alle anomalie intrin-
seche della cellula endometriale e quanta responsabi-
lità sia invece a carico dell'ambiente chimico-fisico
condizionante. Lo studio si è avvalso pertanto della
possibilità di riprodurre in vitro un ambiente che possa
mimare quello intrauterino delle pazienti con endome-
triosi, coltivando cellule stromali endometriali di
pazienti di controllo con fluidi peritoneali di donne
con endometriosi. Questo step sperimentale si basa sul
presupposto che tanto l'endometrio eutopico (all'inter-
no della cavità uterina) quanto quello ectopico (i foco-
lai di endometriosi extra-uterini) sono entrambi sotto-
posti ad un ambiente extracellulare simile; infatti, sia la
cavità uterina che quella peritoneale sono caratterizzate
dall'attivazione dei medesimi parametri immunologici
e dal medesimo ambiente ormonale (iper-estrogeniz-
zazione). Le cellule stromali sono state decidualizzate
in vitro in presenza di fluido peritoneale endometriosi-
co (o di controllo) e la performance di differenziazione
è stata valutata tramite dosaggio nel medium di coltura
di prolattina, importante marker di decidualizzazione.
I frammenti bioptici necessari al nostro studio sono
stati prelevati tramite curettage della cavità uterina di
donne in fase medio-luteale del ciclo mestruale (XX-
XXIII giorno dall'ultima mestruazione); si tratta di
donne con ciclo regolare sottoposte a laparoscopia
operativa in assenza di anormalità riconducibili alla
patologia endometriosica (controlli).
In sede operatoria, laparoscopica e laparotomica, è
stato altresì prelevato il fluido peritoneale di pazienti
con endometriosi e di pazienti non affette (controlli);
tali campioni sono stati centrifugati (10 minuti a 1000
rpm), aliquotati e conservati a - 80 °C.
I frammenti bioptici endometriali (tanto endome-
triosici che di controllo) sono stati processati fino ad
ottenere la separazione delle cellule stromali da quelle
epiteliali. Le cellule stromali purificate sono state semi-
nate in flasks da 25 cm
2
e coltivate con terreno DME
contenente il 10% di siero fetale bovino ed una solu-
zione di antibiotici (Penicillina e Streptomicina). Le
piastre sono state mantenute a 37°C in atmosfera umi-
dificata ed in presenza di una concentrazione costante
di CO
2 (5%). Dopo la confluenza nella flask T25, al
fine di ottenerne la decidualizzazione in vitro, le cellule
stromali sono state seminate in piastre da 24 pozzetti e
coltivate per un periodo di tempo di 12 giorni in pre-
senza di estradiolo e progesterone alle concentrazioni
di 10
-8 e 10-7 M rispettivamente, come riportato in let-
teratura; tali concentrazioni risultano, per entrambi gli
ormoni, comprese nei limiti fisiologici riscontrati a
livello ematico durante una gravidanza normale. Il ter-
reno di coltura addizionato di ormoni delle cellule stro-
mali è stato cambiato ad intervalli regolari di tre giorni,
raccogliendo e conservando a -20°C il terreno preleva-
to da ciascun pozzetto. Ogni esperimento ha incluso
pozzetti di controllo (coltivati con medium semplice);
pozzetti con decidualizzazione basale; pozzetti con
decidualizzazione in presenza di fluido peritoneale di
controllo al 10% e in presenza di fluido peritoneale
endometriosico al 10%. La titolazione della prolattina,
prodotta dalle cellule stromali cresciute in presenza o
assenza di stimoli ormonali o di fluidi peritoneali, è
stata ottenuta mediante un kit commerciale immuno-
enzimatico. La sensibilità del saggio è di 1 ng/ml ed il
coefficiente di variazione è al di sotto del 8-5%.
I risultati del nostro studio dimostrano che il fluido
peritoneale di pazienti con endometriosi interferisce
con il processo di decidualizzazione in vitro dello stro-
ma di pazienti non affette. In particolare abbiamo veri-
ficato che lo stroma decidualizzato in presenza del flui-
do peritoneale endometriosico subisce una significati-
va inibizione nella produzione di prolattina al giorno
12 di trattamento con estrogeno e progesterone (Fig.
1). Infatti, rapportando le concentrazioni di prolattina
misurate durante l'intero corso dell'esperimento (giorno
3, 6, 9 e 12) a quelle misurate al giorno 3 di trattamento
(concentrazione di prolattina al giorno 3 = 100 %), la
concentrazione di prolattina cresce progressivamente
sia nello stroma decidualizzato in condizioni basali sia
in quello decidualizzato in presenza di fluido perito-
neale normale, raggiungendo un livello circa 10 volte
superiore a quello misurato al giorno 3; al contrario, in
presenza di fluido peritoneale endometriosico la con-
centrazione di prolattina misurata al giorno 12 di trat-
tamento è pari a circa 4 volte la concentrazione di pro-
lattina del giorno 3. Come si osserva nella Figura 2, al
giorno 6, 9 e 12 i livelli di prolattina ottenuti nella deci-
dualizzazione in presenza di fluido peritoneale endo-
metriosico risultano significativamente ridotti rispetto
a quelli ottenuti nella decidualizzazione in presenza di
fluido peritoneale di controllo (fino ad un massimo del
50% di riduzione al giorno 12), mentre nessuna diffe-
renza statisticamente significativa si osserva compa-
rando decidualizzazione basale e decidualizzazione
con fluido peritoneale di controllo.
Tali dati dimostrano che, a prescindere dalle altera-
zioni a carico della cellula decidualizzata proveniente
da donne con endometriosi, l'ambiente in cui questo
processo avviene contribuisce di per sé ad ostacolare il
processo fisiologico di differenziazione endometriale.
Ulteriori approfondimenti nell'analisi del processo
di decidualizzazione in vitro dell'endometrio eutopico
F. Minici e Coll.
310
di donne con endometriosi contribuiranno a chiarire
l'eventuale ruolo di tale processo nell'eziopatogenesi
dei disturbi della fertilità cui la sindrome spesso è asso-
ciata, con il fine ultimo di contribuire ad un più mirato
approccio terapeutico.
In quest'ottica, il confronto tra il processo di deci-
dualizzazione di endometrio sano e quello di endome-
trio di pazienti affette (alle medesime condizioni di col-
tura) ci permetterebbe di individuare, tra i fattori coin-
volti nell'impianto, quelli eventualmente alterati nel-
l'endometrio di pazienti con endometriosi, sottoposto
a decidualizzazione in vitro. In particolare sono in
corso esperimenti di Real-Time-PCR per valutare l'e-
spressione genica di alcuni geni regolatori dell'apopto-
si, di molecole di adesione, citochine e fattori angioge-
netici.
Questi fattori, di cui è stata ipotizzata una dis-rego-
lazione nell'endometrio endometriosico durante la
finestra dell'impianto, non sono mai stati studiati nella
decidua di pazienti con la sindrome. Lo studio del loro
pattern d'espressione potrà fornirci informazioni pre-
ziose circa possibili alterazioni funzionali dei complessi
meccanismi coinvolti nel mantenimento della gravi-
danza iniziale.
Biologia della cellula endometriosica
311
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