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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Endometriosi e cancro
A. FAGOTTI, G. GARGANESE, F. FANFANI, G. SCAMBIA
364
L’endometriosi è una condizione patologica larga-
mente diffusa, che consiste nella presenza di tessuto
endometriale, ghiandolare e stromale, al di fuori della
normale sede uterina. Essa incide principalmente nelle
donne in età riproduttiva (prevalenza 5-15%) ed in
minor misura anche in età post-menopausale (prevalen-
za 3-5%) (1, 2). Nei sottogruppi di donne con dolori
pelvici e problemi di infertilità la prevalenza risulta
ancora maggiore, variando dal 20 al 90 % (3). Sebbene
l’endometriosi segua comunemente un decorso beni-
gno, da alcuni anni sono emerse numerose evidenze che
indicano in essa un possibile precursore di forme spo-
radiche di carcinoma a sede extrauterina (ovarica ed
extraovarica).
È nota una stretta correlazione di carattere epide-
miologico tra endometriosi e cancro: le due patologie
condividono infatti “fattori di rischio” e “marker di
esposizione non bilanciata ad un eccesso di estrogeni”,
come il menarca precoce, le irregolarità mestruali, la
bassa parità, la scarsa attività fisica, l’uso di alcolici e caf-
feina e la terapia ormonale sostitutiva (4-6). Inoltre, le
donne affette da endometriosi sembrano avere un
rischio di sviluppare un carcinoma ovarico, da 3.1 (7) a 5
volte più elevato (8). Infatti, il carcinoma ovarico è pre-
sente maggiormente in donne affette da endometriosi
(1.5% vs 0.04% nella popolazione generale) (9) e, vice-
versa, l’endometriosi ha un’incidenza maggiore in
donne affette da carcinoma ovarico (8-30%) (10). Infine,
donne affette da endometriosi hanno un aumentato
rischio anche di neoplasie extra-ovariche ed extra-peri-
toneali quali carcinoma mammario, melanoma, linfoma
non-Hodgkin, neoplasie endocrine e cerebrali (11).
Alcune evidenze istopatologiche dimostrano, in
alcuni casi, la diretta provenienza del tessuto neoplasti-
co dall’endometriosi, definendo l’esistenza di una cate-
goria di carcinomi ovarici insorti su endometriosi
(EAOC), nel rispetto dei criteri stabiliti da Samson (12)
e Scott (13) (Tab. 1).
In realtà, è possibile individuare una vera “zona di
transizione”, (ossia di continuità tra aree di endometrio-
si atipica e aree di carcinoma) solo nel 25% dei campio-
ni provenienti da EAOC (14). D’altra parte, anche in
assenza di aree di transizione, è possibile individuare
una stretta associazione con depositi di endometriosi in
oltre il 20-30% dei casi di carcinoma endometrioide
(EC) e nel 40-60% di carcinoma a cellule chiare (CCC)
(15). È verosimile tuttavia che ciò si verifichi con una
frequenza ancora maggiore, dal momento che il tessuto
neoplastico, esprimendo un vantaggio proliferativo,
tende a mascherare del tutto i focolai di endometriosi su
cui è insorto (16). Secondo alcune osservazioni, addirit-
tura il 60-80% dei casi di EAOC insorgerebbe su foco-
lai di endometriosi con caratteri di “atipia” (17). Questi
dati assumono particolare rilievo se si considera che
caratteri di atipia cellulare (come l’ingrandimento e
l’ipercromatismo nucleare) e architetturale (come la
proliferazione ghiandolare e la formazione di aggregati
cellulari irregolari) sono riconoscibili nel 12-35% delle
endometriosi ovariche (9).
In aggiunta, è facile riconoscere nell’endometriosi
numerose caratteristiche biologiche comuni alle neo-
plasie: 1) autosufficienza nei segnali di proliferazione; 2)
insensibilità ai segnali anti-proliferativi; 3) resistenza
all’apoptosi; 4) potenziale replicativo illimitato; 5) inva-
sione tissutale e disseminazione a distanza; 6) instabilità
genomica; 7) anomalie dell’immunità umorale; 8)
monoclonalità. Tali capacità sono sostenute da nume-
rose evidenze molecolari, che sostengono l’ipotesi di
Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Divisione di Ginecologia Oncologica
© Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma
TABELLA 1 - CRITERI DI SAMSON.
• Presenza contemporanea di tessuto endometriosi-
co e neoplastico all’interno dello stesso ovaio
• Dimostrazione dell’insorgenza del tessuto neopla-
stico dall’ovaio endometriosico
• Presenza di tessuto stromale simil-endometriale
con caratteristiche conformi a quelle delle ghiando-
le epiteliali
• Presenza di aree di transizione tra endometriosi
benigna e tessuto maligno
Fig. 1 - COX-2 immunostaining in un campione di cisti ovarica endometriosica (A) ed in un campione di endometriosi del setto re tto-vaginale
una progressione da endometriosi a neoplasia.
Alterazioni molecolari presenti
nell’endometriosi
Mutazione di PTEN: un gene oncosoppressore che
codifica per un enzima che defosforila il PI-3p, interfe-
rendo con l’inibizione della apoptosi mediata dalla kina-
si B (18-19). La perdita anche di un solo allele conferi-
sce alla cellula un vantaggio proliferativo (20). Ciò può
accadere per perdita di eterozigosi (LOH) o per muta-
zione somatica. Anomalie di PTEN sono state riscon-
trate nei carcinomi endometrioidi e a cellule chiare di
utero e ovaio. Le mutazioni sembrano associarsi agli
stati iniziali della carcinogenesi, piuttosto che alle fasi
avanzate e metastatiche (21). Inoltre, mutazioni di
PTEN sono state osservate anche nell’iperplasia endo-
metriale, con e senza atipie, e nelle cisti endometriosi-
che ovariche (con incidenza di 20.6%) (22); questi dati
suggeriscono l’esistenza di un’associazione genetica
con l’EC e il CCC, conferendo alle anomalie di PTEN il
carattere di fattore precanceroso (23, 24).
Silenziamento del gene h-MLH1 : componente fonda-
mentale della famiglia dei geni riparatori del DNA
(MMR), i garanti della fedeltà genomica, preposti alla
correzione degli errori di replicazione durante la proli-
ferazione cellulare (25). La mancanza di espressione
proteica di h-MLH1 comporta l’accumulo di errori di
replicazione e l’instabilità dei microsatelliti, entrambi
responsabili di anomalie di espressione di oncogeni ed
oncosoppressori. Il silenziamento genico è spesso asso-
ciato all’ipermetilazione del promoter (26). Tale feno-
meno ricorre frequentemente nell’iperplasia endome-
triale tipica e atipica (incidenza 10-33%) e nel carcino-
ma endometriale, soprattutto nelle forme associate ad
instabilità dei microsatelliti (70-90%) (27). Esso, dun-
que, è già considerato un evento precoce nel processo
di cancerogenesi endometriale, ma esistono alcune
ristrette casistiche che valutano l’ipoespressione protei-
ca di h-MLH1 anche nell’endometriosi in stadio avan-
zato e nel EAOC, individuando un possibile ruolo di
precursore maligno anche nel carcinoma endometrioi-
de in sede ovarica ed extra-ovarica.
Gene oncosoppressore p-53: gioca un ruolo fondamen-
tale nel controllo del ciclo cellulare e nell’arresto della
crescita (28). Una sua mutazione all’interno di regioni
codificanti rappresenta l’alterazione genica più frequen-
te tra i tumori umani: causa la sintesi di un prodotto
proteico alterato che resiste alla degradazione e si accu-
mula nel nucleo. Mutazioni di p-53, a cui consegue
l’over-espressione proteica, si riscontrano in misura
significativamente più alta in campioni di endometriosi
atipica e di neoplasia associata all’endometriosi, rispetto
al tessuto endometriosico tipico ed endometriale.
L’over-espressione di p-53 infatti è stata proposta come
marcatore del potenziale premaligno di lesioni endome-
triosiche (29).
Indice di proliferazione Ki-67: risulta significativamente
più alto nel tessuto neoplastico rispetto all’endometrio-
si atipica ed in quest’ultima rispetto a quella tipica,
seguendo un regolare e progressivo incremento nelle
successive fasi della trasformazione maligna (30-32).
Aneuploidia del DNA: è stata osservata in circa il 50%
delle cisti endometriosiche con severa atipia (33).
Loss of heterozygosity (LOH):comuni eventi di perdita
di eterozigosi sono presenti nelle cisti endometriosiche
e nel tessuto neoplastico adiacente (suggerendo una
diretta progressione) (34).
Aromatasi tissutale: i tumori ovarici, in particolare
Endometriosi e cancro
365
quelli endometriosici, esprimono l’enzima tissutale aro-
matasico che, mediante la conversione di androgeni in
estrogeni, conferisce alla neoplasia la capacità di pro-
durre autonomamente estrogeni in situ, con modalità
autocrine (35). L’iperespressione intratumorale di aro-
matasi può determinare in loco una stimolazione estro-
genica non bilanciata. Oggi purtroppo non si dispone
ancora di sufficienti dati sull’espressione dell’aromatasi
nel tessuto endometriosico tipico ed atipico e nel
EAOC, ma nella prospettiva delle terapie “target” gli
inibitori dell’aromatasi potrebbero occupare un ruolo
rilevante. Essi infatti da un parte potrebbero inibire
potentemente la conversione periferica di androgeni, e
dall’altra interferire nella produzione di estrogeni in
situ, interrompendo l’autosostentamento ormonale.
COX2: è un enzima chiave nella conversione
dell’acido arachidonico in prostaglandine, coinvolto
nella risposta infiammatoria indotta da citochine e fat-
tori di crescita, nel mantenimento della vascolarizzazio-
ne stromale e nel reclutamento dei macrofagi perito-
A. Fagotti e Coll.
366
TABELLA 2 - STATO IMMUNOISTOCHIMICO DI COX-2 NEL GRUP-
PO CON LOCALIZZAZIONE PERITONEALE E RETTO-VAGINALE
IN RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE CLINICO-PATOLOGI-
CHE DELLE PAZIENTI (*calculated by Fisher's exact test (2-tailed))
Variable N. of cases COX-2 P value*
positive n. (%)
Age (years)
30 24 3 (12.5) 1.0
>30 23 2 (8.7) 0
Ca 125 levels (Ul/ml)
35 17 1 (6) 0.6
>35 30 4 (13.3) 4
AFS stage
I-II 11 1 (9) 1.0
III-IV 36 4 (11) 0
Women with infertility
No 22 3 (13.6) 1.0
Yes 25 5 (20) 0
Symptoms
Dysmenorrhea
5 12 0 0.3
>5 35 5 (14) 0
Dyspareunia
5 23 2 (8.7) 1.0
>5 24 3 (12.5) 0
Chronic pelvic pain
5 30 3 (10) 1.0
>5 17 2 (11.7) 0
Lower urinary tract symptoms
5 46 5 (10.9) 1.0
>5 1 0 0
GI symptoms
5 22 2 (9) 1.0
>5 25 3 (12) 0
Residual Disease
No 40 5 (12.5) 0.5
Yes 7 0 8
T
ABELLA 3 - STATO IMMUNOISTOCHIMICO DI COX-2 NEL GRUP-
PO CON LOCALIZZAZIONE OVARICA (ENDOMETRIOMA) IN
RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE CLINICO-PATOLOGICHE
DELLE PAZIENTI (*calculated by Fisher's exact test (2-tailed))
Variable N. of cases COX-2 P value*
positive n (%)
Age (years)
30 39 32 (82) 0.58
>30 40 30 (75)
Ca 125 levels (Ul/ml)
35 31 24 (77.4) 1.00
>35 48 38 (79)
AFS stage
I-II 3 2 (66.7) 1.00
III-IV 76 58 (76.3)
Women with infertility
No 42 32 (76) 1.00
Yes 27 20 (74)
Symtpoms
Dysmenorrhea
5 24 18 (75)
>5 55 44 (80) 0.76
Dyspareunia
5 62 46 (74)
>5 17 16 (94) 0.10
Chronic pelvic pain
5 54 41 (76)
>5 25 24 (84) 0.55
Lowe urinary tract symptoms
5 78 61 (78.2)
>5 1 1 (100) 1.00
GI symptoms
5 63 48 (76)
>5 16 14 (87.5) 0.49
Residual disease
No 74 56 (75.7) 0.34
Yes 5 5 (100)
Endometriosi e cancro
neali. In particolare, l’iperespressione di COX2 è corre-
lata all’inibizione dell’apoptosi, all’induzione della
neoangiogenesi ed alla risposta immune contro l’ospite
(36, 37). Tali attività sono considerate nodali nella pato-
genesi dell’endometriosi. Finora, l’espressione di COX2
è stata ampiamente dimostrata nell’epitelio ghiandolare
e nell’endotelio vascolare del normale tessuto endome-
triale umano (38). Di recente è stata documentata,
mediante immunoistochimica, anche nell’endometrio
ectopico di pazienti affette da endometriosi.
I livelli di over-espressione sono risultati significati-
vamente più alti nelle localizzazioni ovariche rispetto a
quelle peritoneali e all’adenomiosi (39). In uno studio da
noi condotto su una serie di 136 casi di endometriosi, la
positività di COX2 è stata dimostrata nel 78.5% degli
endometriomi (nella parete cistica) rispetto all’11% e
13% degli impianti peritoneali e dei noduli retto-vagina-
li (Fig. 1) (40).
Dal momento che l’estradiolo è un noto induttore
dell’enzima COX2, è possibile che la prossimità anatomi-
ca tra la parete cistica degli endometriomi ed il tessuto
stromale ovarico (produttore di ormoni steroidei) rappre-
senti un fattore favorevole per la costituzione di un
“microclima” distinto. In aggiunta, le prostaglandine
Fig. 2 - Tempo libero da recidiva di endometriosi in relazione allo stato immunoistochimico di COX-2.
(PGE2) prodotte da COX2 sono a loro volta in grado di
indurre l’enzima aromatasi, che sintetizza estrone ed
estradiolo a partire dall’androstenedione; in tal modo si
costituirebbe un “circolo vizioso”, di cui COX2 rappre-
senterebbe un fattore importante. Esso si svolgerebbe
all’interno del tessuto endometriosico, determinando un
rialzo locale di fattori pro-infiammatori (Pg) e di estroge-
ni. L’effetto biologico finale potrebbe essere l’induzione
della proliferazione e dell’invasione del tessuto endome-
triosico. In realtà, nella serie da noi studiata, non sono
emersi dati significativi dall’analisi di correlazione tra lo
status di COX2 e le caratteristiche clinico-patologiche e
sintomatologiche della malattia (Tabb. 2, 3).
In una successiva analisi di un sottogruppo di 103
pazienti affette da endometriosi severa e sottoposte a
laparoscopia per ablazione totale con intento conser-
vativo sulla fertilità, abbiamo dimostrato invece una
correlazione tra over-espressione di COX2 e migliore
outcome clinico (in termini di prognosi e di recidive
locali) (41). La curva relativa alla sopravvivenza libera
da recidiva, valutata sul totale delle pazienti esaminate,
senza riferimento alla sede della malattia, indica infatti
un vantaggio significativo nelle forme che esprimono
un’over-espressione di COX2 alla immunoistochimica
367
misto 13%, mucinoso 7%; grado di differenziazione
G1 27%, G2 20% e G3 53%; stadio patologico
I = 80%, II = 13%, III = 7%; età mediana 54 anni
(range 34-71).
La tendenza ad esprimere un comportamento clini-
co più favorevole impone uno sforzo mirato ad indivi-
duare il subset di pazienti affette da endometriosi sog-
gette a maggior rischio di trasformazione; esse in parti-
colare potrebbero beneficiare di una diagnosi e di un
trattamento precoci. Il ruolo predittivo dei marker clini-
co-patologici resta ancora oggi in discussione. È ragio-
nevole comunque considerare “indicatori di rischio” o
elementi di sospetto: lo stadio avanzato di malattia
endometriosica, la presenza di caratteri di atipia cellula-
re o tissutale, una consistente elevazione dei marker
tumorali sierologici, l’associazione ad una severa sinto-
matologia dolorosa, una storia di precedenti ricoveri
per endometriosi e una sfavorevole valutazione radio-
diagnostica e strumentale. D’altra parte la ricerca è
attualmente indirizzata verso lo studio dei più promet-
tenti marker biologici e molecolari: l’analisi del profilo
A. Fagotti e Coll.
368
Fig. 3 - A) Decidualizzazione in una cisti endometriosica B) Cisti endometriosica con atipie e foci di tumore borderline.
rispetto a quelle COX2 negative (Fig. 2).
Relazione tra endometriosi e cancro
Alla luce di quanto detto, possiamo individuare
alcuni aspetti che meritano maggior approfondimento
nell’ambito della relazione che intercorre tra endome-
triosi e cancro.
Dal momento che l’EAOC manifesta un comporta-
mento clinico piuttosto divergente dal tumore ovarico
classico (non-EAOC), sarebbe opportuno considerarlo
un’entità distinta. Esso si presenta principalmente in
forma di istotipo speciale, ossia come CCC (40-55% vs
6%) o EC (20-40% vs 14%), e meno frequentemente
come sieroso-papillifero o mucinoso (meno del 10% vs
68%) (42); incide maggiormente in donne di giovane
età (43); viene spesso diagnosticato in stadi meno avan-
zati (I e II) ed in forma meglio differenziata (44), e si
associa in definitiva ad una migliore sopravvivenza glo-
bale (1). La nostra esperienza su una breve serie di 17
casi di EAOC concorda con quanto riportato in lettera-
tura: istotipo a cellule chiare 47%, endometrioide 33%,
A
B
genomico, transcriptomico e proteomico (mediante le
tecniche di microarray, spettrometria di massa ed
immunoistochimica) ha già dimostrato in altre forme di
neoplasia una maggiore attendibilità rispetto alla con-
venzionale istopatologia ed alla clinica (45). Questa stra-
da è stata ormai intrapresa anche per l’endometriosi e le
neoplasie ad essa correlate ed è verosimile che, in un
prossimo futuro, ricondurrà l’attuale stato di eteroge-
neità ad una riclassificazione “molecolare” delle diverse
forme di endometriosi, costituendo la base per lo scree-
ning delle forme a maggior rischio di trasformazione
maligna (46). È già al momento ipotizzabile l’analisi di
alcuni marker prognostici come l’ipoespressione protei-
ca di PTEN, l’h-MLH1 e l’over-espressione di p-53,
mediante la semplice immunoistochimica.
L’acquisizione delle informazioni relative al “rischio
di evoluzione” imporrà la necessità di gestire nuovi pro-
blemi, come la trasmissione dell’informazione ed il
counseling per i soggetti a rischio; la formulazione di
linee guida sul corretto follow-up mirato alla diagnosi
precoce; l’etica e la validità dell’eventuale utilizzo di tec-
niche diagnostiche invasive (come la laparoscopia
esplorativa); infine la formazione di personale dedicato
(patologi e personale di laboratorio).
Intanto, nell’attesa della definizione di validi ele-
menti predittivi e nell’impegno per un’appropriata dif-
fusione culturale sull’esistenza del rischio di una neo-
plasia correlata all’endometriosi, è necessario pianifica-
re le strategie per affrontare il principale problema clini-
co in cui si può incorrere: il tumore ovarico inaspettato
nelle pazienti con diagnosi preoperatoria di endome-
triosi. In tale prospettiva, deve essere attualmente con-
siderata mandatoria un’adeguata valutazione strumen-
tale preoperatoria di ogni neoformazione ovarica simil-
endometriosica, eseguita da operatori dedicati. Nella
nostra esperienza, l’ultrasonografia rappresenta l’inda-
gine che assicura una buona accuratezza, grazie alla
valutazione di parametri morfologici come le dimensio-
ni, la locularità, lo studio della componente solida, oltre
alle caratteristiche di mobilità, regolarità, e la suscettibi-
lità alla gravità delle proiezioni papillari. Infine, lo studio
della vascolarizzazione e dei parametri emodinamici,
applicato alle parti cistiche ed alle parti solide, consente
di caratterizzare in modo attendibile gli elementi che
orientano nella direzione del “sospetto” (Fig. 3).
Pertanto, in alcuni casi di neoplasia ovarica correla-
ta all’endometriosi è possibile assicurare una gestione
clinica e chirurgica adeguata solo attraverso la cura di
due elementi fondamentali: la ricerca degli indizi di un
sospetto in fase preoperatoria e l’accurata diagnosi
intraoperatoria.
Per questo motivo è essenziale disporre in sede
intraoperatoria di un patologo dedicato (ginecopatolo-
go), in grado di dirimere tra forme benigne e maligne
con un’accuratezza significativamente maggiore rispetto
ad un patologo non dedicato (98.6% vs 90%) (48). Ciò
impone la necessità di un adeguato counselingpreoperato-
rio e di un consenso informato in quelle pazienti solita-
mente in età fertile e con neoformazioni ovariche
sospette. Nella circostanza in cui invece la diagnosi di
carcinoma ovarico si ottenga solo dall’esame istologico
definitivo, è bene essere a conoscenza che la prognosi
non susce modifiche se si ricorre ad una seconda chirur-
gia (laparoscopica o laparotomica) entro 3 settimane dal
primo intervento, a completamento della stadiazione
della neoplasia, a cui seguirà, qualora indicato, il tratta-
mento chemioterapico.
Endometriosi e cancro
369
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